Media: dispenser di menzogna in zona italica

Posted in Politica con i tag , , , , , on 17 Gennaio, 2009 by Alessandro Dauria

Illusione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era l’anno 2004.
L’euro macinava terreno su valute concorrenti, mentre gli USA affidavano buona parte della loro liquidita a capitali cinesi, sauditi e via dicendo. L’europeo medio, quindi, aveva di che sorridere e sperare, cullato dalle voci di mille esperti televisivi o dalle parole scritte da altrettanti scribacchini dell’economia e politica, che ritraevano un futuro roseo, troppo abituati, dal passato secolo, a pensare che i figli otterranno più dei padri e avranno di che sorridere per i tempi a venire.
Sono sempre stato un tipo strano, però, molti mi definirebbero “anticonformista”, altri “pazzo”, pochi invece mi credono ben informato (ringrazio tutti voi) e, come spesso capita, mi trovavo in disaccordo con certe previsioni, preparandomi al peggio. Quello che mi spinse a iniziare a temere per il futuro non era una sorta di chiaroveggienza, ma nemmeno una mia innata propensione alla lungimiranza, quanto il fatto che gli economisti della Unione Europea avvertivano circa l’avvento di una recessione per gli anni a venire e io sono propenso a credere che bisogna dare retta a chi è “esperto di qualcosa”, dato che nessuno di noi è e sarà mai un tuttologo.

Alan Greenspan, allora presidente della Federal Reserve, citò nel dicembre del 1996 l’espressione “esuberanza irrazionale” parlando dell’euforia dei mercati che ebbero la sconsiderata percezione che la crescita economica sarebbe durata in eterno, quindi ora nessuno finga che quanto ora accade è imprevedibile, imprevisto e un qualcosa a cui nessuno poteva mettere freno: tutte stupidaggini… diciamo piuttosto che qualcuno ha avuto indubbi vantaggi da questo miraggio del “denaro facile”.

La nostra epoca è segnata pesantemente anche dal fenomeno della globalizzazione, che ha come logica conseguenza la maggiore competitività nei mercati mondiali dei paesi in via di sviluppo, cosa che abbiamo provato sulla nostra pelle assistendo alla sempre più diffusa presenza di capitale cinese nella nostra economia: come non notare che in ogni ambito produttivo ci siano prodotti di provenienza “non italica” a riempire i banconi dei nostri supermercati e i banchi dei mercati di paese?.
La cosa divertente è che, sulla scia del tentativo di demonizzare i “no global” (gruppo tutt’altro che di ispirazione sovversiva, ma lo hanno capito in pochi), personaggi pubblici come Alessandro Cecchi Paone si schierarono decisamente a favore della globalizzazione, in maniera troppo palesemente cieca per essere in buona fede.

Continuo a sentir dire che l’Italia sta vivendo la crisi come tutte le altre nazioni, sento dire che la nostra situazione non è minimamente riconducibile a una politica folle, poco lungimirante e da un’economia da decenni ancorata a settori perdenti, come cavalli che “rompono” al trotto. E allora perdonatemi se scoppio in una grossa risata quando l’OCSE da al nostro Paese la maglia nera per la crescita e sostiene che non vi sarà speranza di una qualunque sorta di crescita fino al 2010. Rido, e lo faccio per non piangere, perché ben so (e come me lo sanno in molti altri) che la crisi per noi terminerà ben oltre il 2010, dato che l’Italia non è minimamente strutturata per risolvere, neppure in minima parte, la situazione fin qui creatasi.

E qui cito finalmente i media: negli scorsi anni nessun media autorevole ha avuto il coraggio di dire le cose come stavano, mettendo i politicanti spalle al muro e dicendo “cosa pensate di fare per…?”. Niente, nessuno, non un giornale, non un canale televisivo che, in un suo tg, avesse la decenza di trattare un argomento così importante e spinoso per noi. Invece lì a chiedere agli italiani un maggiore consumo per “far girare l’economia”, quando a girare sono state solo le nostre palle, dato che col senno di poi milioni di persone avrebbero preferito sentirsi dire “mettete da parte un po’ del vostro denaro, arriveranno tempi bui”.
A cosa servono i media? Spiegatemelo. Io non vedo informazione in quel che osservo, constatando di appartenere a una sparuta minoranza di individui che se ne rendono conto, in un mondo fatto di pecore, divisi in greggi altresì chiamati “partiti”, “ideali”, “pregiudizi”… un mondo di tante pecore e pochi pastori, dove i pastori continuano a ripeterci che, in fondo, siamo proprio noi pecore a comandare… e intanto ci radono, rubandoci lana, latte e dignità, mentre a casa del pastore non mancano mai i viveri.

E, checché ne dica Darwin, noi non ci adatteremo all’ambiente circostante, non cambieremo, lasciando che siano sempre i pastori a comandare… al massimo beleremo, nulla più. 

Ecco alcuni link utili a capire cosa diavolo io abbia detto qui sopra:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/27/crisi-globale-non-accusate-gli-economisti.html

http://www.ibs.it/code/9788842808565/cecchi-paone-alessandro/si-global-ragioni.html

http://www.corriere.it/economia/09_gennaio_14/ocse_recessione_italia_maglia_nera_65643ada-e21e-11dd-b227-00144f02aabc.shtml

Cammina solo, cammina solo…

Posted in Uncategorized on 1 Ottobre, 2008 by Alessandro Dauria

 

Non rappresento che me stesso perchè questo sono, se sbaglio mi perdono, prima di essere MC sii uomo mi ripeto, fa 1000 passi indietro e il risultato è che non mi sento per niente arrivato, anzi sto bene anche a cibarmi degli avanzi dei padroni sazi e mi piglio spazi se me li concedono, sennò me li lascio fottere: detesto combattere, che vuoi farci? E’ carattere! Sbattere testa contro le porte è il mio forte, sono il gallo da spennare per chi bara alle carte, giullare di corte messo a morte e poi salvato da una chance; lascerei la musica ma sta stronza mi fa le avances e non resisto, mi do in pasto alla lingua che mastico, investo in testi che vesto di stracci e mi riduco al lastrico, nella testa un mistico richiamo, poema indiano che mi prende per mano e mi dice: “Andiamo!” Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Detesto l’odio ma l’ho visto venir fuori dagli occhi di alcuni interlocutori, hanno motivi loro e i loro sguardi sono come lastre di ghiaccio, si scioglieranno a poco a poco al fuoco di ciò che faccio. Se il rancore resta onestamente non mi resta niente da fare che alzare i tacchi e andare, menare, via, cullarmi nel tepore di ogni mano che ha stretto la mia, avere Dio come terapia: sarà la miopia ma faccio fatica a inquadrare la retta via, voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c’è amore, lì sarò presente anch’io. Ti cedo il posto mio: non è per vincere che vivo ma per ardere, perciò se dovrò perdere lasciatemi perdere e avrò perso, cosciente che non sono né peggiore né migliore di nessuno finchè sarò diverso. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Se mi ritrovo sull’incudine, sotto un martello di solitudine, colpo su colpo come un polpo sullo scoglio muoio, ma ci farò l’abitudine. Se non lo sai cominciai per scherzo, come un bimbo immobile nell’automobile con le mani sullo sterzo verso nuovi orizzonti, sopra e sotto i ponti, davanti a piatti pronti, pagato con assegni fatti di saldi e sconti. Tra re, regine e fanti cercai clemenza, mò non vado in vacanza prima di aver lasciato una testimonianza di ciò che sono, coi miei tanti nomi, le contraddizioni; appartengo ad una strana scena: quella degli esseri umani. Credo ai meriti che conquisto, credo in Cristo perchè l’ho visto, credo al rischio dell’incomprensione, credo nelle persone, nella consolazione, nella mia devozione, in ogni azione pacifica: detesto l’astio che ramifica, la cassa che lo amplifica, canto il mio Magnificat come un pazzo a mare e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

 

Attorno a me, vedo più zombie di quanti mi apparirono giocando la prima volta a Resident Evil; la differenza sostanziale stava nel fatto che, nel buio della mia cameretta e nell’ingenuità della mia età, quelli del gioco mi facevano paura, gli zombie della quotidianità mi fanno invece molta pena.
Una vita, una sola, e costoro la spendono nell’anonimato fornito da una società sagacemente votata al conformismo: abbigliamento, abitudini, lessico, hobbyes, cultura, tutto piegato a quanto di più scialbo sanno vedere i miei occhi.

Stamattina non vado a lavoro… chiamiamole ferie, chiamiamoli cavilli contrattuali, chiamiamola una buona occasione per scrivere ancora sul blog, fate vobis.
Cammino lungo il balcone antistante la cucina, vorrei guardare in alto o davanti a me, dove si arroccano le colline e il paesaggio sorride, ma non ci riesco: troppa è la tentazione di guardare in basso.
Così osservo, come farebbe un compratore dinnanzi a una vetrina di un negozio di animali, cosa mi possa oggi offrire il bestiario quotidiano: ragazzini che si trascinano faticosamente, trattenuti da pantaloni troppo bassi da permettere il movimento, cellulari che squillano simulando strani frase dette da fantomatici animaletti visti il giorno prima in tv, lavoratori di corsa, freneticamente lanciati verso il bus che li porterà più vicini al loro strazio quotidiano, mentre la loro mente vaga pensando a cosa faranno davanti al pc quando torneranno a casa la sera, oppure fantasticano su vite meravigliose che vorrebbero provare ma nelle quali non hanno mai creduto veramente.
Passano i secondi, poi i minuti, infine le ore. Iniziano a vedersi le donne, madri di famiglia, sempre più facilmente confondibili con le loro figlie; vestiti griffati, scollature vertiginose che tradiscono la pelle d’oca, frutto di temperature tutt’altro che miti, pendenti e gioielli che trasudano femminilità, innalzando al cielo lo spirito consumistico di queste simpatiche appartenenti al genere palmipede.
Oche, ma rapaci animali, in cerca di sguardi, cibandosi di testosterone così come io tra poco mi ciberò di pennette al ragù, assorte in questa caccia senza vittime, che terminerà con l’approssimarsi del ritorno a casa dei figli.
E io sto sempre qui, a rischiare una polmonite sul balconcino, mentre da osservatore divento osservato, soggetto dell’attenzione di vicini che mi vedono per la prima volta, chiedendomi chi io sia, cosa faccio nella vita e, chissà, se io sia o meno un criminale, o forse anche un terrorista… d’altra parte ho barba, orecchini, capelli lunghi… l’identikit perfetto del genocida, secondo alcuni.
Bene, è ora di preparare il pranzo e ho scritto fin troppo, senza sapere poi nemmeno di cosa, come sempre.

Un saluto a chiunque ha avuto la voglia di leggere fino in fondo, segno che anche voi, come me, non sapete come impiegare a meglio il tempo. A voi dedico il video “cammina solo” di Caparezza (era suo il testo che avete letto in alto). Ciao.

Una sera d’estate…

Posted in Uncategorized on 21 Luglio, 2008 by Alessandro Dauria

Potrei volare,potrei raggiungere mete ambite, sogni che mi sorridono, illudendomi, a così pochi passi dal cuore e a così tanti chilometri dalla mente.

Potrei rivedere il sorriso di quei bambini che illuminano la mia coscenza, che guidano i miei passi, che danno un significato dolce e vero alla parola “zio”.

Potrei seguire un sogno, fatto di ambizioni, talento, presunzione, potrei rincorrere chi rincorre un pallone, potrei scrivere ed essere letto da tanti, invece che mendicare attenzioni da pochi, ma buoni, certo…

Potrei dare una svolta a tutto, prendere per mano chi amo e portarlo con me, in un mondo migliore che io ho nella testa e so che esiste, anche se solo nel buio della stanza che abito, nella luce di un sogno.

Potrei scatenare muscoli e nervi, fasci d’argento muoversi all’unisono, bramosi di vendetta, sognanti una libertà da tempo negata e che sanno di meritare…

Potrei dare via libera alle speranze e salire su un aereo, ignorando la meta e l’utilità di pianificare alcunché, tanto per dimostrare che si può vivere anche così, forse sottovoce, forse senza applausi, ma certamente senza rimpianti.

Potrei, potrei, potrei… forse sì, ma ho scelto un’altra strada, una strada ardua e complicata, la strada della coerenza, la strada della coscenza, la strada della maturità, pur aborrando tali termini e il loro significato, sapendo, sotto sotto, che la monetina, lanciata in cerca di un messaggio, mi ha forse solo tratto in inganno.

Comunque vada sarà un successo… e comunque vada, so di saper mentire bene.

La mia parte intollerante…

Posted in Musica on 13 Luglio, 2008 by Alessandro Dauria

Oggi ascoltavo Caparezza, immerso nei miei sempre più inutili pensieri (che di solito sono “inchiostri in svendita”,  mentr ora sono in svendita in tempi di saldi… pensate un po’ che valore potranno mai avere), ponendo particolare attenzione su un brano non recentissimo, chiamato “la mia parte intollerante”.
Alcuni passaggi mi hanno fatto annuire col capo, dipingendo sul mio volto una strana espressione tra il ghigno e il dispiaciuto, tra questi cito:

Non vivo di pallone, non parlo di figone, non indosso vesti buone, quindi sono fuori da ogni discussione.

Cari professori miei, io vorrei che in giro ci fossero meno bulli del cazzo e più gay,
più dreadlock e meno monclair, più Stratocaster e meno DJ
, chiama la strega di Blair
che ho un progetto in mente: rimanere sempre adolescente. Io sono molto calmo ma nella mente
ho un virus latente incline ad azioni violente. Si sente sempre più spesso che sono un pazzo depresso.
Meglio depressi che stronzi del tipo “Me ne fotto” , perché non dicono “Io mi interesso”?

Trovo molto interessante la mia parte intollerante, che mi rende rivoltante tutta questa bella gente

Mi ha fatto ricordare i tempi della scuola, una scuola leggermente diversa dall’attuale, una scuola dove gli insegnanti cercavano anche di educare un po’ i ragazzi, non solo di assegnare compiti a casa, mi ha ricordato tempi diversi, ma nemmeno troppo. Mi ha ricordato, ad esempio, i pestaggi che subivo da bambino perché i miei genitori erano meridionali (e io di conseguenza), mi ha ricordato la corsa all’omologazione che tutti i miei coetanei portavano avanti, mi ha ricordato un mondo che ti portava ad annullare la tua creatività, ad abbandonare i tuoi ideali, a somigliare sempre più ad uno stancil, che da risultati sempre uguali ad ogni uso.
Mi ha ricordato tante cose, tra le quali la mia fuga, la fuga dalle compagnie sbagliate, l’ostinazione con la quale ho portato avanti le mie idee pagandole a caro prezzo, la voglia di fare qualcosa perché ero io a volerla e non perché gli altri lo volevano… ma Dio, se esisti allora solo tu sai quanto diavolo mi è costato.

Io ancora oggi sento dentro le energie per dire “basta” a questo mondo conformista, ancora sento dentro rabbia per quell’insegnante di scuola elementare che rimprovera il bambino per aver immaginato delle ciliegie verdi triangolari su un disegno, quando avrebbe dovuto incoraggiare la sua creatività, ancora mi viene da urlare “OTTUSO!” a quel professore di storia che si sente portatore di verità e rigetta a priori ogni obiezione studentesca in merito a “bizzarre” interpretazioni storico-politiche di libri di testo troppo spesso faziosi, ancora monta dentro me la voglia di abbracciare ogni bambino che preferisce ancora stare solo a passeggiare ai lati di un campo di grano, piuttosto che impennare con la bicicletta perché ”così fan tutti”.

Ogni uomo o donna è unico, provo dentro di me amore incondizionato per chiunque abbia la forza di non dimenticarlo, nella frenesia della nostra vita “moderna”.

E ora, tanto per continuare questo mio pensiero e cavalcare questa mia onda emotiva, vi suggerisco di ascoltare un’altra canzone di Caparezza, osservandone il bel video… è un piccolo regalo da parte mia, lo so, ma io ho solo questo da poter offrire:

MCS: quando svanisce il diritto alle cure

Posted in Politica con i tag , , , , on 11 Giugno, 2008 by Alessandro Dauria

Chiudete per un attimo gli occhi e domandatevi: “la chimica… in che oggetti sono contenuti agenti e sostanze chimiche di ogni tipo?”. La risposta può essere di due tipi: una tipologia di persone, ignara dell’entità della problematica, inizierà a riflettere su cosa rispondere, andando a elencare, uno ad uno, le cose che sicuramente, a suo avviso, conterranno “chimica”, andando così a formare una lista di qualche decina di oggetti, se tutto va bene. La seconda tipologia di persone è composta da chi la chimica la conosce davvero, magari perché lavora in contesti a lei correlati, forse perché i suoi studi sono andati in tal senso, oppure persone che semplicemente hanno imparato a vederla come un nemico, non appena le loro condizioni fisiche gliel’hanno imposto.
Questa seconda tipologie risponderebbe “OVUNQUE!”.
La chimica è ovunque, infatti, la troviamo nei cibi (anche in molti insospettabili), sia in quelli che prevedono un trattamento chimico, sia per quelli che la chimica la subiscono (pensiamo a ortaggi, frutti, ecc. cresciuti in terreni contaminati, oppure animali che hanno mangiato il fieno cresciuto in tali terreni, e così via…), la chimica la troviamo chiaramente nei mobili (formaldeide, diversi solventi…), la troviamo negli elettrodomestici (chimica e elettronica vanno a braccetto), la troviamo in moltissimi anche insospettabili beni di consumo comune, come la carta igienica, i quaderni che i nostri figli e nipoti usano quotidianamente, bottigliette d’acqua di plastica che contengono l’acqua che beviamo (talvolta vi è chimica nell’acqua stessa), gli indumenti che compriamo al negozio sotto casa, ecc. ecc. ecc.

Le volte che il sottoscritto si trovava nella condizione di dover spiegare a qualcuno “cos’è l’MCS”, sia ad amici che a medici curiosi (ed evidentemente ignoranti in materia), ha trovato mille difficoltà, non tanto nello spiegare cosa fosse (la cosa mi è discretamente chiara), quanto a fare in modo di convincere i miei interlocutori che io non stessi scherzando e che il mio racconto non era frutto di un passaggio di Star Trek.

L’episodio più grottesco fu quello che mi vide oratore in una assemblea sulla sanità e le malattie rare, svoltasi nella provincia di Cremona pochi anni fa, a pochi giorni dalle elezioni politiche che videro la vittoria della coalizione del centro-sinistra capeggiata da Romano Prodi. In quella circostanza vi erano tantissimi politici, di passaggio durante le loro tournee di raccolta consensi, nelle quali i nostri amici politicanti, tanto sono attenti a apparire sensibili alle problematiche dei più deboli.
In quella occasione mi trovai a parlare di fronte a una platea che vedeva al suo interno un importante membro dei “Verdi Sole Che Ride”, un’altro della “Italia Dei Valori”, diversi del “PD” e anche una sparuta rappresentanza della “Lega Nord”. Tra questi personaggi vi erano anche alcuni medici e un ingegnere chimico, pensate un po’. Così come capitò quando fui oratore di una assemblea regionale della sanità svoltasi a Milano, vidi molte facce stupite cadere dalle nuvole (medici compresi), qualche timida reazione di qualche dottore che voleva ridicolizzare il fenomeno MCS (da me zittito carte alla mano), ma sopratutto, ricevetti false e ridicole promesse che “si sarebbe fatto qualcosa”.

Ora due parole su cosa caspita sia l’MCS, così da farvi capire un pochettino: parliamo della Sensibilità Chimica Multipla, da alcuni chiamata “sindrome del golfo e dei balcani”, per i tanti malati di questa sindrome tra i militari di ritorno dal fronte. L’MCS è una sindrome di ipersensibilizzazione alla chimica, che porta i malati a essere intolleranti a una o più sostanze chimiche. Le sostanze possono essere le più disparate, sebbene io, per esperienza, abbia avuto a che fare con tantissime persone che, tra le sostanze più comuni, soffrivano molto il contatto con la formaldeide, oltre ovviamente a smog automobilistico, vernici e altre sostanze molto aggressive.
Questa sindrome è riconosciuta in molti stati degli Stati Uniti, è riconosciuta da tempo in Canada, in Germania, tanto per fare esempi che possano rendere ovvio che non parliamo di una favoletta della “cattiva-notte”, eppure non è riconosciuta in Italia. Come mai?.

Ve lo dico in poche parole: tra gli Stati che la riconoscono, il più vicino a noi è la Germania. Ora, tenendo per buono, indicativamente parlando, la percentuale di malati di MCS riconosciuti in Germania e applicandola all’Italia, scopriremmo che gli italiani colpiti da questa sindrome potrebbero essere 600.000 (no, dico, seicentomila!). Queste seicentomila persone avrebbero chiaramente diritto a benefits di qualche genere per la loro condizione, come una percentuale di invalidità ed inserimento quindi nelle liste di collocamento mirato (chiedere al Centro Per l’Impiego della vostra città per maggiori informazioni sullo stesso), una pensione di invalidità lavorativa nei casi gravi (dal secondo stadio in su, a mio avviso) e, ovviamente, IL DIRITTO ALLE CURE.
Ora, considerando che quanto ho detto sopra corrisponde a una spesa, da parte dello Stato, di centinaia di milioni di euro tra pensioni e adeguamento degli ospedali affinché ospitino zone ECU (environmental control unit) idonee a ospitare pazienti di MCS (in Italia non mi risulta ce ne sia effettivamente una), capite che abbiamo già di fronte una buona ragione, anzi milioni, per non riconoscere la sindrome, con buona pace della nostra costituzione e il diritto a ricevere cure mediche se malati.

Ma ora allarghiamo la visione delle cose e soffermiamoci su un altro aspetto: ogni malato di MCS potrebbe fare causa (penso vincendola) all’industria chimica/industria farmaceutica/struttura ospedaliera di turno che lo abbia sensibilizzato a una o più sostanze, rispettivamente tramite l’acquisto dei suoi prodotti, l’assunzione dei suoi farmaci o l’uso di sostanze chimiche in pazienti ipersensibili alle stesse (penso alle migliaia di casi di persone che, pensando di ricevere assistenza in ospedale, si sono recate in ospedale per sapere di cosa erano affetti, ma ricevendo dall’impreparato e ignorante personale medico una diagnosi sbagliata (ah, quante volte ho sentito dire da un malato di MCS: “dicono che ho una strana allergia”) con conseguente utilizzo di sconsigliatissime procedure, come l’efettuazione di un prick test allergico, che non fa altro che aumentare il disagio del paziente, senza dare risultati indicativi sul suo stato di MCS.

Quindi soldi, come sempre, ecco cosa frena il riconoscimento della malattia, in barba alla costituzione, a centinaia di migliaia di persone malate, in barba ad ogni diritto dell’uomo. E nulla cambierà, sapete? Perché la gente è ormai abituata a dire “beh, ma se fosse vero ne parlerebbero”, non capendo che si parla solo di quello che conviene dire, mentre è ovvio che un media tradizionale (fortemente politicizzato anche tramite i noti finanziamenti all’editoria in un caso, a CdA RAI dall’altro e proprietà dell’altro polo televisivo nazionale dall’altro ancora) non parlerà di qualcosa che sia lesivo dei propri interessi (tenete a mente che farmindustria e molte associazioni di produttori in ambito chimico, oltre a singole grosse aziende) finanziano generosamente tutti (o quasi) i partiti nazionali… evidentemente chiedendo in cambio qualcosa.

Per ottenere ulteriori informazioni sulla MCS (che probabilmente darò comunque in futuro), potete visitare i seguenti indirizzi:

http://www.infoamica.it/
http://www.riconoscimentomcs.135.it/
http://www.safer-world.org/it/malathe/MCS/fabig.htm
http://www.mcs-america.org/
http://www.macroedizioni.it/libro.php?id_libro=125

Ogni volta che…

Posted in Politica con i tag on 4 Giugno, 2008 by Alessandro Dauria

Ogni volta che hai realmente compreso un concetto che chi hai attorno forse non capirà mai per davvero…
Ogni volta che parli di qualcosa, sapendo di aver ragione, venendo ridicolizzato da chi ignora e non vuol sapere…
Ogni volta che senti dire “se a Napoli sono pieni di rifiuti sarà per colpa di quei quattro che non vogliono la discarica”…
Ogni volta che stracci una pagina di quello che sarà il tuo libro, dicendo “no, questo non POSSO dirlo”…
Ogni volta che le cose che NON puoi dire si accatastano fino a diventare un libro a se stante…
Ogni volta che vedi un giovane dare il proprio tempo, il proprio impegno, il proprio entusiasmo al politicante che ne carpisce l’anima, sapendo che non sta remando dalla parte giusta ma senza poter dirgli nulla, immaginando la tristezza sul suo viso quando ci arriverà da solo…
Ogni volta che un “Gigi D’Agostino” vende più di un “Fabrizio D’André”…
Ogni volta che un sogno meraviglioso diventa troppo inverosimile per dare conforto…

Ogni volta che succede una di queste cose, tu che provi? Io un profondo scoramento.
Cosa dici? Che lo provi anche tu? Davvero? Che bello… peccato che restiamo in pochi, troppo pochi, mio nuovo amico…

Hattrick: usare con cautela, causa dipendenza!

Posted in Giochi on-line con i tag , , on 26 Maggio, 2008 by Alessandro Dauria

Inauguro la sezione del blog dedicata ai “giochi on-line” con il gioco che più mi ha fatto perdere ore davanti al monitor: Hattrick.

Innanzitutto parliamo di http://www.hattrick.org, ovvero di un gioco on-line “multigiocatore” liberamente ispirato al calcio. In questo gioco si ottiene quasi subito una squadra, che noi dovremo gestire al meglio come “manager”. Dovremo fare praticamente tutto: comprave e vendere giocatori, metterli in campo scegliendo la formazione, ampliare lo stadio, decidere quanti membri dello staff avere e molto altro. Detto così potrebbe sembrare un gioco molto complicato, nel quale sia necessaria una buona conoscenza del calcio… ma così non è. Il gioco è ispirato al calcio, diciamo che scimmiotta questo sport come mezzo per arrivare agli utilizzatori, ma nulla più, in quanto molte operazioni sono di fatto “irrealistiche” e automatiche, del tipo “questo va impostato così, perché il motore ti da un bonus… PUNTO!”.

Hattrick vanta oggi un milioncino di iscritti (o poco meno), con altrettante squadre che si affrontano tra loro: il bello di hattrick sta proprio nel fatto che ogni volta tu saprai di avere di fronte un avversario umano, quindi si dilata mostruosamente la longevità del gioco, che risulta sempre “nuovo” in parte, visto che l’avversario cambia di volta in volta e, chiaramente, è imprevedibile. Il punto forte del gioco, in ogni caso, sono le conference, uno dei lati più controversi del mondo HT. Le conference sono una sorta di forum, alcuni pubblici -chiunque può leggerci e scriverci, ma sono costantemente visionati e moderati da utenti con quel compito specifico-, altri privati -vengono creati direttamente da giocatori, che possono scegliere a chi permettere l’ingresso-.

Per creare una federazione -questo il nome della conference privata- oppure farne parte, bisogna però essere “supporter”, ovvero pagare una quota di 25€ circa annui agli sviluppatori del gioco, in cambio di alcuni privilegi -tra gli altri, creare/popolare federazioni, sfoggiare il logo del team, pubblicare “conferenze stampa”, dare i numeri di maglia ai giocatori, ecc.-.

Hattrick è anche questo: discussioni epiche su conference moderate da personaggi che spesso -troppo spesso- arrivano a vivere di solo gioco, perdendo di vista il resto della loro esistenza, piuttosto che utenti convinti che i “supporters” siano avvantaggiati nel gioco -fondamentalmente falso-, oppure persone impegnate nel sostenere un proprio confederato all’elezione come CT della Nazionale e molto altro…

Per ulteriori informazioni sul gioco, visitate la sua pagina in Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Hattrick oppure iscrivetevi al gioco tramite l’indirizzo http://www.hattrick.org

In ogni caso, vi avverto, lo so che ora vi sembra impossibile, ma ricordate le mie parole: un giorno, forse, il sabato diventerà per voi “il giorno della partita di HT”, invece che il giorno dedicato all’uscita con gli amici. Allora, forse, per voi sarà troppo tardi…    :D

Non vedo, non sento… e dico cazzate

Posted in Politica con i tag , , , on 20 Maggio, 2008 by Alessandro Dauria

Lo so, sarei stato più fine e di classe nel mettere le scimmiette originali nella foto dell’articolo… ma qualcuno apprezzerà questa reinterpretazione “tutta salute”. Tutto sommato, però, anche il titolo è una reinterpretazione del famoso adagio, rivisto per essere riadattato alla nostra mirabolante classe politica.

Tutto inizia alla mia visione divertita di questa vignetta di Stefano Disegni, ripresa dal blog “Il Cannocchiale”. Per chi non volesse vederla – ma vi consiglio di farlo -, mostra una scolaresca in visita al parlamento italiano, che incontra due deputati; uno dei bambini, in merito alla questione delle dichiarazioni di Travaglio sollevate al momento dai deputati, chiede semplicemente “se sia vero o no” quello che il giornalista dice, provocando l’ira funesta dei politici che dribblano la domanda e si alterano sempre più.

La cosa mi porta stamattina a farmi il sangue amaro e dire la mia sulla vicenda.

Italiani, popolo di ovini, vergogniamoci!

Possibile che alla notizia di una intercettazione tra Berlusconi e un giornalista RAI in cui il primo chiede di inserire in RAI una ragazzina da lui raccomandata, nessuno si ferma a riflettere sulle collusioni tra RAI e politica, ma tutti a pensare solo alla privacy del nano ex-pelato?.

Possibile che dopo le dichiarazioni di Travaglio – che piaccia o no, sa fare il suo mestiere – in merito alla collusione mafiosa tra la mafia e Schifani – nomen homen dicevano i latini -, nessuno si fermi a riflettere sulla gravità della cosa se fosse vera – se fosse? – ma tutti a dire che Travaglio è un indegno a accusare un’alta carica dello Stato? – e perché mai? se domani il presidente della repubblica uccidesse a suon di manganellate un bambino dovremmo tacere in nome della sua carica istituzionale? Ma vediamo di non essere ridicoli! -.

Possibile che davanti a un intero parlamento fatto di pregiudicati e presunti tali, la nostra massima reazione è dire “va beh, ma si sa”, alzare le spalle e poi continuare a sostenerli con il nostro voto?.

Possibile che davanti a un conflitto interesse megagalattico come quello palesemente esercitato da moltissimi nostri parlamentari – non solo il caro vecchio Berlusconi, come molti pensano o vogliono pensare – noi non facciamo una piega, mentre in tutto il mondo si impedisce con forza che certa gente faccia politica?. Esisteva un personaggio alla Berlusconi in Tailandia, se non erro, era proprietario delle televisioni nel suo Paese e, sebbene fosse considerato alla stregua di un dittatore e il suo paese non venga attualmente considerato libero e democratico, lui pensò bene di vendere le televisioni “per evitare uno spiacevole conflitto di interessi”. Ora, voglio dire, perché farci superare in questo pure dai tailandesi, con tutto il rispetto per quel popolo?.

Ma oltre a questo… ma come facciamo a dare continuamente il nostro sostegno a certa gente? Ora, non entro nel merito della questione di Schifani – sì, ho una mia opinione, ma senza prove sono solito tacere, sebbene qualche prova ci sia anche… -, ma vediamo, ad esempio, chi ci governa, tanto per capire in che mani siamo – non che prima andasse molto meglio, sia chiaro – :

Premier: Silvio Berlusconi
Occhio a dosare le parole, allora, vediamo… che fatica… iniziamo col dire che costui è stato ripetutamente ritenuto colpevole di reati anche gravissimi, ma non è mai stato “condannato” grazie a – le cito, tanto per rendere l’idea – quattro prescrizioni, una amnistia e diversi casi di archiviazione. Tengo a ricordare che un “non in galera” perché colpevole di un reato prescritto, è comunque colpevole e se non vivesse in un Paese folle come l’Italia – ma in USA, tanto per dirne uno, dove la prescrizione non sanno cosa sia, giustamente – sarebbe da tempo in galera. Per la cronaca, la prescrizione è scattata per “finanziamento illecito ai partiti”, “falso in bilancio”, “frode fiscale”. L’amnistia invece riguarda la sua “falsa testimonianza” riguardo la sua partecipazione alla loggia massonica segreta “P2″, mentre i processi ancora in corso – otto se i calcoli son giusti – sono per svariati capi d’imputazione e non sto a dirli qui tutti.

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio: Gianfranco Miccichè
CI sarebbero sottosegretari con fattacci peggiori nella fedina penale, ma vi riporto questo perché mi fa più ridere: Miccichè avrebbe ricevuto 20 grammi di cocaina in uno stabile, come testimoniano intercettazioni dei carabinieri e alcune testimonianze. Per ulteriori informazioni leggete qui.

Ministro per le pari opportunità: Mara Carfagna
Niente da dire sulla fedina penale, però mi sorge il dubbio che una ex-velina non sia forse la scelta migliore per il ruolo da ministro della repubblica italiana. Certo con la Brambilla abbiamo già capito che l’intenzione è quella di puntare sul “pilu power”, ma forse qui stiamo esagerando.

Ministro delle riforme per il federalismo: Umberto Bossi
Condannato a otto mesi definitivi per tangenti Enimont

Ministro dell’interno: Roberto Maroni
Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la
perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano – tentò di mordere la caviglia di un poliziotto… il primo esempio di ministro con portafoglio e museruola -.

Scusate, sono un cialtrone… inizialmente ero convinto di citare tutti coloro avessero commesso reati oppure fossero una barzelletta per il parlamento – vedi Carfagna -, ma erano così tanti che mi sono stancato arrivato a metà del lavoro, spero mi perdonerete.

La morale è che forse ci meritiamo di meglio o almeno è quello che spero, però dobbiamo ricordare che il potere è nelle nostre mani e che loro non fanno altro che ottenere da noi la delega per esercitarlo. Loro sono nostri dipendenti, non viceversa, ma perché non lo teniamo a mente?.

Molti chiedono “eh, ma cosa possiamo fare?”. Vi faccio un esempio: prima di tutto votate un partito solo se ha la vostra fiducia e smettiamo di votare “Il meno peggio”, anche fosse solo un segnale forte in termini di astensionismo al voto. Poi evitate di prendere per oro colato le notizie che vi arrivano dai media tradizionali italiani – televisione, giornali – che hanno interessi “particolari” nello scegliere le notizie e modificarle ad hoc – basti vedere chi controlla le televisioni private, da chi è composto il CdA Rai e infine ricordare che i giornali italiani ottengono finanziamenti dalla politica… che chiaramente vorrà qualcosa in cambio -.

Invece sapete cosa succede puntualmente? Che se qualcuno vuole dare un segnale forte e controcorrente viene subito insultato, diffamato e si tenta di screditarlo, se qualcuno tira fuori la coscienza politica e aderisce a qualche manifestazione di piazza che non sia organizzata da un partito, viene subito etichettato come “povero credulone” – tanto per prendere in considerazione l’ex direttore della “gioventù fascista” Scalfari, attuale fondatore e direttore de “La Repubblica”, che ha speso queste belle parole per chi era in piazza con Beppe Grillo tempo fa.

Le alternative sono tre, tenetele a mente: o si emigra altrove, o si resta così come stiamo continuando ad affogare in un fluido marroncino e puzzolente, oppure si fa qualcosa di concreto per azzerare l’attuale sistema politico. Chi sceglie con me la terza busta?.

Edit: grazie a “ilpensatore” che mi ha fatto notare un grave errore di distrazione: avevo erroneamente confuso Elio Vito con Alfredo Vito, invertendo le fedine penali. Per evitare confusione ho eliminato dalla lista quel passaggio. Mi scuso per l’inconveniente.

Un pomeriggio di ordinaria follia al bar

Posted in Calcio con i tag , , on 19 Maggio, 2008 by Alessandro Dauria

No, no, no, precisiamo: non sono interista. No, nemmeno romanista, neanche milanista… insomma, tifo Napoli, quindi ieri ero in totale relax, avrei goduto a prescindere qualunque cosa fosse successa. Dovendo scrivere la cronaca della partita per www.mondopallone.net, decido di andare a vederla in un bar di tifosissimi dell’Internazionale, con magliette storiche ovunque e gadget sparsi qua e là, tanto per vivere la giornata calcistica con più emozioni, visto che di mio l’interesse era poco.

Arriviamo al bar ad un’ora dalla partita, il locale aprirà fra mezz’ora ma la fila in attesa inizia a comporsi. Dopo la fisiologica attesa apre, ci accomodiamo in una delle due sale con i televisori modello “elefante cambogiano” – per le dimensioni, non ho scorto proboscidi sospette – e attendiamo l’inizio dell’incontro. Io sono lì che mi scrivo giù le formazioni e prendo appunti sul terreno di gioco che alcuni iniziano a osservarmi incuriositi: non indossavo casacche nerazzurre – grazie al piffero, mica dovevo andare in campo, ero a bar -, non sudavo come un pinguino all’equatore alla lettura sul monitor della presenza in campo dell’ottuagenario Zanetti, non dicevo cose del tipo “ah, quei figli di… che lo prendano nel… devono morire… ecc. ecc.”, quindi ero un tipo per loro parecchio sospetto. Assodato che sarei stato osservato speciale di alcuni emuli di Sherlock Holmes alla scoperta del motivo che mi spingesse lì, mi prendo una bibita e la partita ha inizio.

Panta rei, tutto scorre, così i primi minuti di partita volano senza problemi, le bestemmie sono contenute, sebbene avverto sin d’ora che molti calciatori del Parma dovrebbero eseguire una rettoscopia preventiva, tanto per abituarsi a un eventuale incontro ravvicinato con un lord di quelli che abitavano il locale nel pomeriggio di ieri. Dopo una decina di minuti è come se qualcuno sparasse con la sua pistolina a salve e desse così ufficialmente il via alla gara di imprecazioni: segna la Roma, in questo momento l’Inter perderebbe lo scudetto e nel bar si sente un olezzo di chi ne ha prese tante nel… paniere.

Comunicazione di servizio: la mamma di Lucarelli offre tariffe di sicuro interesse e l’arbitro è un esemplare di homo sapiens sapiens dotato di protuberanze sulla testolina… io non so se sia vero, ma lo hanno detto TUTTI, quindi parrebbe una fonte attendibile.

Ma bando alle ciance e ciancio alle bande: mentre il livello di sudorazione dei presenti era arrivato a livello di guardia anche per una puzzola senza organo olfattivo, finalmente quel genio del calcio – tanto pirla quanto bravo – di Ibrahimovic entra in campo, si guarda attorno, si dice tra se e se “hahaha, mi marca Couto, posso già esultare per i gol” e infatti ne segna due, tanto per far capire che i difensori del Parma sono pronti per darsi all’ippica e che lui, invece, corre che potrebbe fare da controfigura a Varenne. L’Inter vince così lo scudetto, iniziano le scene di panico vero.

Cadono bicchieri a raffica, vetri ovunque, tutti urlano, un tizio si spoglia e comincia a piangere, abbracciando una ragazza che di femminile ha solo il deodorante – forse, perdonatemi se ho avuto paura all’idea di avvicinarmi troppo per verificare – e inizia a biascicare cose del tipo “hai visto che alla fine… contro tutto e tutti… mica come quelli… eh!… vedi che il nostro impegno paga… noi sì che siamo…”.

Io non ho la più pallida idea di che cosa stia passando per la testa di quell’uomo, così come non colgo alcun nesso tra la vittoria della squadra milanese e l’impegno da tifoso che quell’uomo dice di non aver fatto mancare al bar, ma va beh, ci sono vite parecchio vuote, non facciamone un dramma.

Esco dal bar facendo una fatica bestiale, dribblando come il miglior Garrincha due panzoni da due tonnellate con una discreta dose di sangue nell’alcool che gli gira tra le vene, e una volta uscito all’esterno vedo altre scene di ordinaria follia: gente che piange, altri che urlano, altri che cantano, altri che scappano via spaventati dalla zona del bar – eh, vaglielo a spiegare alla vecchietta che una squadra di cui lei ignora l’esistenza ha vinto in uno sport che lei a malapena sa esistere e che questo porta molti a spogliarsi nudi e inseguirla urlando cose sconnesse mentre dalle loro bocche escono alitate al gusto di birra Moretti con retrogusto di fogna di Calcutta.

Bon, è finita, torno a casa a scrivere il mio articolo – http://www.mondopallone.net/2008/05/18/lo-scudetto-e-nerazzurro-parma-inter-0-2 - e accendo la tv, felice di notare la fine dei famosi “biscottoni” di fine anno, esaltazione della regolarità del campionato. Non mancano però le note stonate, puramente italiche come una sinfonia di Vivaldi: il presidente dell’Empoli se la prende con la Roma, rea di non aver battuto un Catania con la bava alla bocca e gli occhi rossi, quello del Catania risponde a tono, il presidente del Parma – uno che capisce di calcio quanto capisco io di trans guatemaltechi… e, NO, NON NE CAPISCO AFFATTO! – dice che non vuole essere ricordato come quello che ha fatto retrocedere i ducali e corre a ordinare uno sparaflashatore a Will Smith, poi arriva Galliani che a domanda tipo “signor Galliani, cosa diciamo di questo Milan che ha fatto defecare in Champions e in campionato anche peggio?”, risponde “campionato ottimo e positivo, siamo i campioni del mondo”, dimenticando che quella cacchio di coppetta intercontinentale, è talmente inutile e malcagata che quando non c’è un’italiana a giocarsela, non sappiamo nemmeno che esiste. Poi la solita domanda sul’acquisto di Ronaldinho da parte di giornalisti che ancora non hanno notato che la campagna elettorale è finita e Silvio l’ha spuntata, le puntuali dichiarazioni del trio partenopeo Marino-Reja-De Laurentiis che fa le solite tre dichiarazioni contrastanti sulla partecipazione all’intertoto e sul rinnovo del tecnico, poi c’è l’allenatore che va via ma non vorrebbe, l’altro che vorrebbe andare ma forse resta, quello che non sa niente del suo futuro e poi la cartomante che arriva brandendo il tarocco della “gatta nera”, con generale ravanamento di zebedei.

Uff, che fatica essere tifosi di calcio, quasi quasi inizio a scrivere di cricket indiano, ho visto che Sky invitava ad abbonarsi a questo meraviglioso pacchetto… mmm… ho già l’acquolina…

So lavorare… ma se è un problema posso rimediare!

Posted in Mondo del lavoro con i tag , on 17 Maggio, 2008 by Alessandro Dauria

Buongiorno a tutti, sono Alessandro, molti già mi conoscono, altri troveranno utile leggere qualcosa di cosa ho fatto, negli ultimi anni delle mie ormai venticinque primavere. Sono originario di Napoli, ma da quando ho soli nove anni vivo in provincia di Cremona, dove ho studiato, facendo il classico iter scuole medie inferiori e superiori, per poi andare a lavorare, vivendo diverse esperienze, tutte in Lombardia. Prima disegnatore CAD a Milano, poi contabile per due anni, poi altri due anni da direttore vendite, infine un anno curando lo start-up della filiale rumena di un’azienda italiana di autotrasporti. Insomma, esperienze dignitose insomma, cose di cui andare abbstanza fieri a venticinque anni. Sì, venticinque, il numero delle mie primavere, come detto in precedenza, con alle spalle tante esperienze da “tempo libero”, come scrivere (tre libri incompleti, oltre a fare lo “scriba sportivo” per alcuni siti di calcio), vivere la musica (aprendo una piccola etichetta discografica, una radio in streaming, facendo il talent scout… tutto gratis), vincendo un concorso (Concorso Intraprendere, per il miglior progetto imprenditoriale tra studenti delle superiori cremasche), ecc. ecc.

Tutto questo autoincensamento è utile per farvi capire come vivo serenamente (argh!) la mia condizione di disoccupato. Disoccupato, sì, oppure chiamatemi “in attesa di occupazione” se siete per il politically correct, ma io preferisco pensare che lo spazzino sia tale, anche se qualcuno mi risponderà inorridito “OPERATORE ECOLOGICO!”, in fondo lui spazza il suolo, mica opera chirurgicamente pioppi vanitosi in cerca di un seno più abbondante. Quindi cerco, cerco, cerco. Appena tornato dalla Romania (dove ho così anche imparato la mia quinta lingua, dopo italiano, inglese, francese e spagnolo), ero assolutamente certo che avrei trovato un lavoretto da impiegato, come minimo, alla luce delle mie crescenti capacità lavorative. In fondo, pensate: se mi hanno assunto come project manager in Romania a 24 anni quando io neppure conoscevo il rumeno, volete che a 25 e con maggiore esperienza non mi darebbero un lavoro da impiegatucolo nella “mia terra”?. Domanda scontata, risposta pure: NO!.

Come mai? Ci sono tanti motivi. Prima di tutto va ricordato che ci sono zone in Italia dove la stragrande maggioranza degli impieghi è presso aziende molto piccole, così come capita nel cremasco, dove l’azienda più grande ha forse duecento dipendenti e, in caso di sua chiusura, probabilmente ci sarebbe lutto cittadino. In una piccola azienda il titolare la apre e diventa il commerciale, poi se ha figlie queste diventano le impiegate, se ha figli diventano operai (sì beh, se l’azienda lo permette faranno i capo-settore, i capo-qualcosa, insomma faranno i “figli di papà” in qualche modo). Se poi l’azienda si ingrandisce e serve qualcun’altro, state certi che cercheranno qualche donna (meglio se neo-diplomata) come impiegata e qualche ragazzino da “apprendistare” a pochi spiccioli.

Ora, il sottoscritto ha fatto mesi e mesi alla ricerca di un lavoro di tipo impiegatizio, sentendosi dire AD OGNI COLLOQUIO che è TROPPO QUALIFICATO per il posto. Lo so, vi sembrerà impossibile, sappiate che anche io spesso ero convinto di aver capito male, mi pareva di essere preso in giro… ma non era così. I selezionatori (mai selezionatori di risorse umane di professione, ma sempre un interno preso “ad minchiam”) dicevano che per un ruolo dove si chiede “dieci”, non è conveniente avere chi può dare “venti”, perché sicuramente incline a cambiare aria se dovesse arrivare un’offerta migliore.

Allora vi chiederete “perché non cerchi un impiego di maggiore responsabilità in un’altra zona?”, e allora l’ho fatto, cercando su Milano, candidandomi come direttore d’azienza, aiuto alla direzione, project manager, addetto alla gestione delle risorse umane o ruoli “quadro” di ogni tipo. In questo caso la risposta era sempre una: spiacente, lei è troppo giovane.

A questo punto le alternative che si presentano ai miei occhi sono:
1) Percuotermi il cranio a martellate per perdere parte delle mie funzioni celebrali e rincoglionirmi
2) Incollarmi una barba finta, disegnare delle rughe sul viso e spacciarmi per quarantenne

Alternative più serie? Emigrare, come prevedevo, pensate che ho ricevuto alcuni segnali e offerte dall’estero anche NON cercando impiego fuori dall’Italia, figuratevi… oltre al fatto che in Romania (non certo un paese ricco), andavo a percepire 1.500€ netti al mese più abitazione, auto e benefit di vario tipo.

Ma vi sembra logico che in Italia non si investa nelle risorse umane? Che non si investa nella formazione? Che non si incentivi chi dimostra di rendere e si sia ancora vincolati a assunzioni sessiste (meglio donna se posto da impiegato, meglio uomo se lavoro dirigenziale) oppure sempre e solo vincolate allo studio fatto dal candidato, aldilà delle sue esperienze pregresse?.

Signori, poche balle, qui non si va da nessuna parte, ci stupiamo che l’Italia sia arretrata nella ricerca aziendale e l’innovazione, ci lamentiamo che non ci sia crescita, ma nessuno che si chieda realmente perché… pensate che l’altro giorno mi trovato in una famosa azienda per un colloquio e il selezionatore prima di iniziare l’incontro con il sottoscritto, ha sfoggiato un “francese da bimbo di due anni” al telefono, per poi dire “eh, parlavo con il capo, in Francia”, alché mi sono detto: “benone, se questo è il direttore, non oso pensare quali magnifici geni ci siano in ufficio acquisti”.

Vi porto qualche spunto di riflessione: al giorno d’oggi per trovare lavoro o si hanno raccomandazioni, o si guardano gli annunci sul giornale, o si inviano curriculum direttamente alle aziende di interesse oppure ci si iscrive alle varie agenzie interinali. Sopratutto quest’ultimo canale sembra, oggi, il più utilizzato, allora vi sfido a riflettere su come questi posti funzionano: la maggior parte delle agenzie sono enormi franchising di gruppi internazioni (prendete l’Adecco, che nasce addirittura dalla fusione di due colossi, “Adia” ed “Ecco”, tanto perché altrimenti non sarebbero stati squali abbastanza grossi), che hanno convenienza nel non puntare sulla effettiva efficacia delle singole filiali, partendo dal presupposto che comunque la richiesta di lavoro da parte di manodopera e la richiesta delle aziende non verranno mai meno. Così assumono principalmente ragazzine al primo impiego, magari offrendo uno stage semi-gratuito, non potendo così fare gli schizzinosi sulle effettive capacità delle ragazze che assumono. Ora, non pensate che sia di grande importanza che un’agenzia interinale capisca cosa possono dare i propri candidati, per che lavori sono portati e sapere quali indirizzare ai colloqui delle aziende richiedenti? Secondo me è un qualcosa di fondamentale, non si tratta solo del lavoro di una interinale, si tratta del profitto con il quale dei neo-assunti si inseriranno in una nuova azienda e delle loro capacità di apportare alla stessa un contributo positivo. Non è cosa da poco, ed è solo la punta dell’iceberg: era solo un sempio per capire come la professionalità impiegatizia è ormai sotto terra anche dove, effettivamente, ci sarebbe bisogno di persone realmente capaci in ambito di gestione e selezione risorse umane.

Bah, scusate, ho parlato tanto e in parte a vuoto… però cercate di capirmi: non c’è nulla di peggio che trovarsi “a piedi” con la consapevolezza di poter dare molto, o perlomeno più di quanto dà la maggior parte di persone attorno a te… ma forse un giorno qualcosa cambierà e se sarà un sogno, non svegliatemi.