
Era l’anno 2004.
L’euro macinava terreno su valute concorrenti, mentre gli USA affidavano buona parte della loro liquidita a capitali cinesi, sauditi e via dicendo. L’europeo medio, quindi, aveva di che sorridere e sperare, cullato dalle voci di mille esperti televisivi o dalle parole scritte da altrettanti scribacchini dell’economia e politica, che ritraevano un futuro roseo, troppo abituati, dal passato secolo, a pensare che i figli otterranno più dei padri e avranno di che sorridere per i tempi a venire.
Sono sempre stato un tipo strano, però, molti mi definirebbero “anticonformista”, altri “pazzo”, pochi invece mi credono ben informato (ringrazio tutti voi) e, come spesso capita, mi trovavo in disaccordo con certe previsioni, preparandomi al peggio. Quello che mi spinse a iniziare a temere per il futuro non era una sorta di chiaroveggienza, ma nemmeno una mia innata propensione alla lungimiranza, quanto il fatto che gli economisti della Unione Europea avvertivano circa l’avvento di una recessione per gli anni a venire e io sono propenso a credere che bisogna dare retta a chi è “esperto di qualcosa”, dato che nessuno di noi è e sarà mai un tuttologo.
Alan Greenspan, allora presidente della Federal Reserve, citò nel dicembre del 1996 l’espressione “esuberanza irrazionale” parlando dell’euforia dei mercati che ebbero la sconsiderata percezione che la crescita economica sarebbe durata in eterno, quindi ora nessuno finga che quanto ora accade è imprevedibile, imprevisto e un qualcosa a cui nessuno poteva mettere freno: tutte stupidaggini… diciamo piuttosto che qualcuno ha avuto indubbi vantaggi da questo miraggio del “denaro facile”.
La nostra epoca è segnata pesantemente anche dal fenomeno della globalizzazione, che ha come logica conseguenza la maggiore competitività nei mercati mondiali dei paesi in via di sviluppo, cosa che abbiamo provato sulla nostra pelle assistendo alla sempre più diffusa presenza di capitale cinese nella nostra economia: come non notare che in ogni ambito produttivo ci siano prodotti di provenienza “non italica” a riempire i banconi dei nostri supermercati e i banchi dei mercati di paese?.
La cosa divertente è che, sulla scia del tentativo di demonizzare i “no global” (gruppo tutt’altro che di ispirazione sovversiva, ma lo hanno capito in pochi), personaggi pubblici come Alessandro Cecchi Paone si schierarono decisamente a favore della globalizzazione, in maniera troppo palesemente cieca per essere in buona fede.
Continuo a sentir dire che l’Italia sta vivendo la crisi come tutte le altre nazioni, sento dire che la nostra situazione non è minimamente riconducibile a una politica folle, poco lungimirante e da un’economia da decenni ancorata a settori perdenti, come cavalli che “rompono” al trotto. E allora perdonatemi se scoppio in una grossa risata quando l’OCSE da al nostro Paese la maglia nera per la crescita e sostiene che non vi sarà speranza di una qualunque sorta di crescita fino al 2010. Rido, e lo faccio per non piangere, perché ben so (e come me lo sanno in molti altri) che la crisi per noi terminerà ben oltre il 2010, dato che l’Italia non è minimamente strutturata per risolvere, neppure in minima parte, la situazione fin qui creatasi.
E qui cito finalmente i media: negli scorsi anni nessun media autorevole ha avuto il coraggio di dire le cose come stavano, mettendo i politicanti spalle al muro e dicendo “cosa pensate di fare per…?”. Niente, nessuno, non un giornale, non un canale televisivo che, in un suo tg, avesse la decenza di trattare un argomento così importante e spinoso per noi. Invece lì a chiedere agli italiani un maggiore consumo per “far girare l’economia”, quando a girare sono state solo le nostre palle, dato che col senno di poi milioni di persone avrebbero preferito sentirsi dire “mettete da parte un po’ del vostro denaro, arriveranno tempi bui”.
A cosa servono i media? Spiegatemelo. Io non vedo informazione in quel che osservo, constatando di appartenere a una sparuta minoranza di individui che se ne rendono conto, in un mondo fatto di pecore, divisi in greggi altresì chiamati “partiti”, “ideali”, “pregiudizi”… un mondo di tante pecore e pochi pastori, dove i pastori continuano a ripeterci che, in fondo, siamo proprio noi pecore a comandare… e intanto ci radono, rubandoci lana, latte e dignità, mentre a casa del pastore non mancano mai i viveri.
E, checché ne dica Darwin, noi non ci adatteremo all’ambiente circostante, non cambieremo, lasciando che siano sempre i pastori a comandare… al massimo beleremo, nulla più.
Ecco alcuni link utili a capire cosa diavolo io abbia detto qui sopra:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/27/crisi-globale-non-accusate-gli-economisti.html
http://www.ibs.it/code/9788842808565/cecchi-paone-alessandro/si-global-ragioni.html








