So lavorare… ma se è un problema posso rimediare!

Buongiorno a tutti, sono Alessandro, molti già mi conoscono, altri troveranno utile leggere qualcosa di cosa ho fatto, negli ultimi anni delle mie ormai venticinque primavere. Sono originario di Napoli, ma da quando ho soli nove anni vivo in provincia di Cremona, dove ho studiato, facendo il classico iter scuole medie inferiori e superiori, per poi andare a lavorare, vivendo diverse esperienze, tutte in Lombardia. Prima disegnatore CAD a Milano, poi contabile per due anni, poi altri due anni da direttore vendite, infine un anno curando lo start-up della filiale rumena di un’azienda italiana di autotrasporti. Insomma, esperienze dignitose insomma, cose di cui andare abbstanza fieri a venticinque anni. Sì, venticinque, il numero delle mie primavere, come detto in precedenza, con alle spalle tante esperienze da “tempo libero”, come scrivere (tre libri incompleti, oltre a fare lo “scriba sportivo” per alcuni siti di calcio), vivere la musica (aprendo una piccola etichetta discografica, una radio in streaming, facendo il talent scout… tutto gratis), vincendo un concorso (Concorso Intraprendere, per il miglior progetto imprenditoriale tra studenti delle superiori cremasche), ecc. ecc.

Tutto questo autoincensamento è utile per farvi capire come vivo serenamente (argh!) la mia condizione di disoccupato. Disoccupato, sì, oppure chiamatemi “in attesa di occupazione” se siete per il politically correct, ma io preferisco pensare che lo spazzino sia tale, anche se qualcuno mi risponderà inorridito “OPERATORE ECOLOGICO!”, in fondo lui spazza il suolo, mica opera chirurgicamente pioppi vanitosi in cerca di un seno più abbondante. Quindi cerco, cerco, cerco. Appena tornato dalla Romania (dove ho così anche imparato la mia quinta lingua, dopo italiano, inglese, francese e spagnolo), ero assolutamente certo che avrei trovato un lavoretto da impiegato, come minimo, alla luce delle mie crescenti capacità lavorative. In fondo, pensate: se mi hanno assunto come project manager in Romania a 24 anni quando io neppure conoscevo il rumeno, volete che a 25 e con maggiore esperienza non mi darebbero un lavoro da impiegatucolo nella “mia terra”?. Domanda scontata, risposta pure: NO!.

Come mai? Ci sono tanti motivi. Prima di tutto va ricordato che ci sono zone in Italia dove la stragrande maggioranza degli impieghi è presso aziende molto piccole, così come capita nel cremasco, dove l’azienda più grande ha forse duecento dipendenti e, in caso di sua chiusura, probabilmente ci sarebbe lutto cittadino. In una piccola azienda il titolare la apre e diventa il commerciale, poi se ha figlie queste diventano le impiegate, se ha figli diventano operai (sì beh, se l’azienda lo permette faranno i capo-settore, i capo-qualcosa, insomma faranno i “figli di papà” in qualche modo). Se poi l’azienda si ingrandisce e serve qualcun’altro, state certi che cercheranno qualche donna (meglio se neo-diplomata) come impiegata e qualche ragazzino da “apprendistare” a pochi spiccioli.

Ora, il sottoscritto ha fatto mesi e mesi alla ricerca di un lavoro di tipo impiegatizio, sentendosi dire AD OGNI COLLOQUIO che è TROPPO QUALIFICATO per il posto. Lo so, vi sembrerà impossibile, sappiate che anche io spesso ero convinto di aver capito male, mi pareva di essere preso in giro… ma non era così. I selezionatori (mai selezionatori di risorse umane di professione, ma sempre un interno preso “ad minchiam”) dicevano che per un ruolo dove si chiede “dieci”, non è conveniente avere chi può dare “venti”, perché sicuramente incline a cambiare aria se dovesse arrivare un’offerta migliore.

Allora vi chiederete “perché non cerchi un impiego di maggiore responsabilità in un’altra zona?”, e allora l’ho fatto, cercando su Milano, candidandomi come direttore d’azienza, aiuto alla direzione, project manager, addetto alla gestione delle risorse umane o ruoli “quadro” di ogni tipo. In questo caso la risposta era sempre una: spiacente, lei è troppo giovane.

A questo punto le alternative che si presentano ai miei occhi sono:
1) Percuotermi il cranio a martellate per perdere parte delle mie funzioni celebrali e rincoglionirmi
2) Incollarmi una barba finta, disegnare delle rughe sul viso e spacciarmi per quarantenne

Alternative più serie? Emigrare, come prevedevo, pensate che ho ricevuto alcuni segnali e offerte dall’estero anche NON cercando impiego fuori dall’Italia, figuratevi… oltre al fatto che in Romania (non certo un paese ricco), andavo a percepire 1.500€ netti al mese più abitazione, auto e benefit di vario tipo.

Ma vi sembra logico che in Italia non si investa nelle risorse umane? Che non si investa nella formazione? Che non si incentivi chi dimostra di rendere e si sia ancora vincolati a assunzioni sessiste (meglio donna se posto da impiegato, meglio uomo se lavoro dirigenziale) oppure sempre e solo vincolate allo studio fatto dal candidato, aldilà delle sue esperienze pregresse?.

Signori, poche balle, qui non si va da nessuna parte, ci stupiamo che l’Italia sia arretrata nella ricerca aziendale e l’innovazione, ci lamentiamo che non ci sia crescita, ma nessuno che si chieda realmente perché… pensate che l’altro giorno mi trovato in una famosa azienda per un colloquio e il selezionatore prima di iniziare l’incontro con il sottoscritto, ha sfoggiato un “francese da bimbo di due anni” al telefono, per poi dire “eh, parlavo con il capo, in Francia”, alché mi sono detto: “benone, se questo è il direttore, non oso pensare quali magnifici geni ci siano in ufficio acquisti”.

Vi porto qualche spunto di riflessione: al giorno d’oggi per trovare lavoro o si hanno raccomandazioni, o si guardano gli annunci sul giornale, o si inviano curriculum direttamente alle aziende di interesse oppure ci si iscrive alle varie agenzie interinali. Sopratutto quest’ultimo canale sembra, oggi, il più utilizzato, allora vi sfido a riflettere su come questi posti funzionano: la maggior parte delle agenzie sono enormi franchising di gruppi internazioni (prendete l’Adecco, che nasce addirittura dalla fusione di due colossi, “Adia” ed “Ecco”, tanto perché altrimenti non sarebbero stati squali abbastanza grossi), che hanno convenienza nel non puntare sulla effettiva efficacia delle singole filiali, partendo dal presupposto che comunque la richiesta di lavoro da parte di manodopera e la richiesta delle aziende non verranno mai meno. Così assumono principalmente ragazzine al primo impiego, magari offrendo uno stage semi-gratuito, non potendo così fare gli schizzinosi sulle effettive capacità delle ragazze che assumono. Ora, non pensate che sia di grande importanza che un’agenzia interinale capisca cosa possono dare i propri candidati, per che lavori sono portati e sapere quali indirizzare ai colloqui delle aziende richiedenti? Secondo me è un qualcosa di fondamentale, non si tratta solo del lavoro di una interinale, si tratta del profitto con il quale dei neo-assunti si inseriranno in una nuova azienda e delle loro capacità di apportare alla stessa un contributo positivo. Non è cosa da poco, ed è solo la punta dell’iceberg: era solo un sempio per capire come la professionalità impiegatizia è ormai sotto terra anche dove, effettivamente, ci sarebbe bisogno di persone realmente capaci in ambito di gestione e selezione risorse umane.

Bah, scusate, ho parlato tanto e in parte a vuoto… però cercate di capirmi: non c’è nulla di peggio che trovarsi “a piedi” con la consapevolezza di poter dare molto, o perlomeno più di quanto dà la maggior parte di persone attorno a te… ma forse un giorno qualcosa cambierà e se sarà un sogno, non svegliatemi.

5 Risposte a “So lavorare… ma se è un problema posso rimediare!”

  1. bu…

  2. Alessandro Pironti Dice:

    spammoniiiiiii! :p

  3. I rumeni immigrano in Italia e tu emigri in ROmania? LOL…. :)
    Mi presento…sono un laureato in informatica.
    Ero libero professionista in Italia…e dai 300 euro al mese che guadagnavo, tolte le tasse (irap,ira di Dio, irpef,herpes ecc.ecc.) vommercialista infame, avvocato del menga (per recuperare i crediti), mi rimanevano si e no 1200 al mese.
    Non era comunque male. Ma mi ero strarotto i coglioni di come mi trattavano i clienti, di dover sempre cacciare (si, come in una battuta di caccia) il lavoro porta a porta con il portfolio in mano baciando le mani qui e li`.
    Sono emigrato ad Amsterdam, terra di gnocche e di ditte prolifere.
    Guadagno 3 volte tanto da dipendente (+bonus vari), la vita costa pure meno
    (per i gli scettici: http://www.mercer.com/summary.htm?siteLanguage=102&idContent=1314445
    Milano undicesimo posto, ROma sedicesimo, Amsterdam venticinquesimo) vengo trattato da professionista e non come uno schiavo da sfruttare…
    E la vita, la mentalita` piu` aperta, l’internazionalita`, la cultura….non tornerei neanche se in Italia mi offrissero la stessa cifra. Altro che resa…e` stata una fortuna che in Italia mi abbiano rotto le palle a tal punto da farmi emigrare…in questo modo ho potuto scoprire che esiste qualcos’altro oltre il Moncenisio :) .
    Ciao,
    Giulio

    p.s. tornatene in Romania…

  4. Alessandro Pironti Dice:

    Ciao Giulio, è stato un vero piacere loggarmi e trovare il tuo prezioso contributo. Amsterdam l’ho visitata ormai otto anni or sono, trovandola piena di contraddizioni, di “luci e ombre”, un posto dal sicuro fascino ma che non mi ha fatto innamorare a prima vista (ma sono molto contento che per te sia stato diverso).
    Se non avessi alcun tipo di vincolo, partirei subito per una qualunque meta estera dove ci sia maggiore civilizzazione rispetto a quella che il nostro Bel Paese ci sa offrire, però al momento non posso proprio fare nulla.
    Ad ogni modo ora mi trovo a Trieste (quindi mi sono spostato ancora) e lavoro in una grossa azienda, molto importante per l’economia stessa della città e sono trattato molto bene, sia dai colleghi che dai superiori, quindi non mi posso lamentare. Questa azienda è una stake holding e cura parecchio l’etica, anche nella qualità della vita dei propri dipendenti, quindi sebbene io non creda di vivere in una azienda modello da far invidia a quelle scandinave, credo comunque che mi potesse andare molto peggio.
    Sull’osservazione che tutti vengono dalla Romania e io ci sono andato… beh, devi considerare che dalla Romania finora sono arrivate principalmente risorse umane da inserire nell’edilizia, nella metalmeccanica (se uomini) o nella sanità come infermiere o badanti (se donne). In Romania, invece, trovano molto spazio i professionisti di altri stati, che possano portare una visione più matura di gestione d’impresa (ottenendo ottimi guadagni, in una terra dove la vita costa pochissimo… un ottimo investimento per il futuro, insomma).
    Poi ti dirò… la Romania è davvero bella, è stata una fantastica sorpresa, non avrei mai detto… così come non avrei mai immaginato quanto meraviglioso fosse il popolo rumeno, che ha ben poco a che fare con quei delinquenti che spesso popolano le pagine dei nostri quotidiani per nefandezze di ogni tipo.

    In bocca al lupo per tutto, Giulio, spero di rileggerti presto ;-)

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