Cammina solo, cammina solo…

 

Non rappresento che me stesso perchè questo sono, se sbaglio mi perdono, prima di essere MC sii uomo mi ripeto, fa 1000 passi indietro e il risultato è che non mi sento per niente arrivato, anzi sto bene anche a cibarmi degli avanzi dei padroni sazi e mi piglio spazi se me li concedono, sennò me li lascio fottere: detesto combattere, che vuoi farci? E’ carattere! Sbattere testa contro le porte è il mio forte, sono il gallo da spennare per chi bara alle carte, giullare di corte messo a morte e poi salvato da una chance; lascerei la musica ma sta stronza mi fa le avances e non resisto, mi do in pasto alla lingua che mastico, investo in testi che vesto di stracci e mi riduco al lastrico, nella testa un mistico richiamo, poema indiano che mi prende per mano e mi dice: “Andiamo!” Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Detesto l’odio ma l’ho visto venir fuori dagli occhi di alcuni interlocutori, hanno motivi loro e i loro sguardi sono come lastre di ghiaccio, si scioglieranno a poco a poco al fuoco di ciò che faccio. Se il rancore resta onestamente non mi resta niente da fare che alzare i tacchi e andare, menare, via, cullarmi nel tepore di ogni mano che ha stretto la mia, avere Dio come terapia: sarà la miopia ma faccio fatica a inquadrare la retta via, voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c’è amore, lì sarò presente anch’io. Ti cedo il posto mio: non è per vincere che vivo ma per ardere, perciò se dovrò perdere lasciatemi perdere e avrò perso, cosciente che non sono né peggiore né migliore di nessuno finchè sarò diverso. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Se mi ritrovo sull’incudine, sotto un martello di solitudine, colpo su colpo come un polpo sullo scoglio muoio, ma ci farò l’abitudine. Se non lo sai cominciai per scherzo, come un bimbo immobile nell’automobile con le mani sullo sterzo verso nuovi orizzonti, sopra e sotto i ponti, davanti a piatti pronti, pagato con assegni fatti di saldi e sconti. Tra re, regine e fanti cercai clemenza, mò non vado in vacanza prima di aver lasciato una testimonianza di ciò che sono, coi miei tanti nomi, le contraddizioni; appartengo ad una strana scena: quella degli esseri umani. Credo ai meriti che conquisto, credo in Cristo perchè l’ho visto, credo al rischio dell’incomprensione, credo nelle persone, nella consolazione, nella mia devozione, in ogni azione pacifica: detesto l’astio che ramifica, la cassa che lo amplifica, canto il mio Magnificat come un pazzo a mare e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

 

Attorno a me, vedo più zombie di quanti mi apparirono giocando la prima volta a Resident Evil; la differenza sostanziale stava nel fatto che, nel buio della mia cameretta e nell’ingenuità della mia età, quelli del gioco mi facevano paura, gli zombie della quotidianità mi fanno invece molta pena.
Una vita, una sola, e costoro la spendono nell’anonimato fornito da una società sagacemente votata al conformismo: abbigliamento, abitudini, lessico, hobbyes, cultura, tutto piegato a quanto di più scialbo sanno vedere i miei occhi.

Stamattina non vado a lavoro… chiamiamole ferie, chiamiamoli cavilli contrattuali, chiamiamola una buona occasione per scrivere ancora sul blog, fate vobis.
Cammino lungo il balcone antistante la cucina, vorrei guardare in alto o davanti a me, dove si arroccano le colline e il paesaggio sorride, ma non ci riesco: troppa è la tentazione di guardare in basso.
Così osservo, come farebbe un compratore dinnanzi a una vetrina di un negozio di animali, cosa mi possa oggi offrire il bestiario quotidiano: ragazzini che si trascinano faticosamente, trattenuti da pantaloni troppo bassi da permettere il movimento, cellulari che squillano simulando strani frase dette da fantomatici animaletti visti il giorno prima in tv, lavoratori di corsa, freneticamente lanciati verso il bus che li porterà più vicini al loro strazio quotidiano, mentre la loro mente vaga pensando a cosa faranno davanti al pc quando torneranno a casa la sera, oppure fantasticano su vite meravigliose che vorrebbero provare ma nelle quali non hanno mai creduto veramente.
Passano i secondi, poi i minuti, infine le ore. Iniziano a vedersi le donne, madri di famiglia, sempre più facilmente confondibili con le loro figlie; vestiti griffati, scollature vertiginose che tradiscono la pelle d’oca, frutto di temperature tutt’altro che miti, pendenti e gioielli che trasudano femminilità, innalzando al cielo lo spirito consumistico di queste simpatiche appartenenti al genere palmipede.
Oche, ma rapaci animali, in cerca di sguardi, cibandosi di testosterone così come io tra poco mi ciberò di pennette al ragù, assorte in questa caccia senza vittime, che terminerà con l’approssimarsi del ritorno a casa dei figli.
E io sto sempre qui, a rischiare una polmonite sul balconcino, mentre da osservatore divento osservato, soggetto dell’attenzione di vicini che mi vedono per la prima volta, chiedendomi chi io sia, cosa faccio nella vita e, chissà, se io sia o meno un criminale, o forse anche un terrorista… d’altra parte ho barba, orecchini, capelli lunghi… l’identikit perfetto del genocida, secondo alcuni.
Bene, è ora di preparare il pranzo e ho scritto fin troppo, senza sapere poi nemmeno di cosa, come sempre.

Un saluto a chiunque ha avuto la voglia di leggere fino in fondo, segno che anche voi, come me, non sapete come impiegare a meglio il tempo. A voi dedico il video “cammina solo” di Caparezza (era suo il testo che avete letto in alto). Ciao.

8 Risposte a “Cammina solo, cammina solo…”

  1. Ciao! :)
    Ho troppo sonno per fare un commento lucido…però, come tante altre volte, apprezzo quello che pensi/scrivi! :p

  2. andreamengarelli Dice:

    Questi tuoi pensieri mi fanno tornare alla mente una canzone di Frankie Hi-nrg “Gli accontentabili” non so se la conosci.

    ……non vogliono niente di meglio, fanno un acquisto per ogni consiglio, pigliano tutto e non battono ciglio, più si somigliano, meno si sbagliano………..

  3. Osservare il resto del Mondo, di questo Mondo, è attività divenuta ormai al limite del depressivo.

    La cosa giusta è vivere la propria vita senza girarsi troppo intorno, così da tornare a casa la sera guardandosi allo specchio senza ripudiare quel che si vede.

    Un caro saluto!

  4. …dalla parte mia….anch’io cammino da sola….

  5. …dalla parte mia…anch’io cammino da sola….

  6. Io guardo spesso e volentieri in alto. Anche lassù le cose non sono diverse da quaggiù. Il cielo è terso di grigio e aria malsana a Milano, le nuvole non esistono più se non in cartolina, scie chimiche di aerei superinvisibili sormontano la città e tutto, in poche ore, trasmuta in un’alchemica massa di agglomerati chimici grigi, cenerei. Gli abitanti del cielo soffrono in silenzio, nessuno li ascolta. E non mi meraviglia osservare nelle prime ore del mattino, gabbiani e rondini nei cieli sporchi di milano. Fuggono…come noi. Fuggono dal mare e dalle campagne oramai inquinate più delle città. Dove stiamo andando? Gauguin forse , oggi, avrebbe la risposta scritta fra le dita. Chissà se anche le stelle , guardando quaggiù, si chiedono dove l’uomo stia andando così velocemente?

  7. Alex…non aggiorni più? :(

  8. Alessandro Pironti Dice:

    Fabio, trovare un nuovo commento mi ha dato la voglia di scrivere ancora qualcosa. Grazie :-)

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