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Cammina solo, cammina solo…

Posted in Uncategorized on 1 Ottobre, 2008 by Alessandro Dauria

 

Non rappresento che me stesso perchè questo sono, se sbaglio mi perdono, prima di essere MC sii uomo mi ripeto, fa 1000 passi indietro e il risultato è che non mi sento per niente arrivato, anzi sto bene anche a cibarmi degli avanzi dei padroni sazi e mi piglio spazi se me li concedono, sennò me li lascio fottere: detesto combattere, che vuoi farci? E’ carattere! Sbattere testa contro le porte è il mio forte, sono il gallo da spennare per chi bara alle carte, giullare di corte messo a morte e poi salvato da una chance; lascerei la musica ma sta stronza mi fa le avances e non resisto, mi do in pasto alla lingua che mastico, investo in testi che vesto di stracci e mi riduco al lastrico, nella testa un mistico richiamo, poema indiano che mi prende per mano e mi dice: “Andiamo!” Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Detesto l’odio ma l’ho visto venir fuori dagli occhi di alcuni interlocutori, hanno motivi loro e i loro sguardi sono come lastre di ghiaccio, si scioglieranno a poco a poco al fuoco di ciò che faccio. Se il rancore resta onestamente non mi resta niente da fare che alzare i tacchi e andare, menare, via, cullarmi nel tepore di ogni mano che ha stretto la mia, avere Dio come terapia: sarà la miopia ma faccio fatica a inquadrare la retta via, voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c’è amore, lì sarò presente anch’io. Ti cedo il posto mio: non è per vincere che vivo ma per ardere, perciò se dovrò perdere lasciatemi perdere e avrò perso, cosciente che non sono né peggiore né migliore di nessuno finchè sarò diverso. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo. Se mi ritrovo sull’incudine, sotto un martello di solitudine, colpo su colpo come un polpo sullo scoglio muoio, ma ci farò l’abitudine. Se non lo sai cominciai per scherzo, come un bimbo immobile nell’automobile con le mani sullo sterzo verso nuovi orizzonti, sopra e sotto i ponti, davanti a piatti pronti, pagato con assegni fatti di saldi e sconti. Tra re, regine e fanti cercai clemenza, mò non vado in vacanza prima di aver lasciato una testimonianza di ciò che sono, coi miei tanti nomi, le contraddizioni; appartengo ad una strana scena: quella degli esseri umani. Credo ai meriti che conquisto, credo in Cristo perchè l’ho visto, credo al rischio dell’incomprensione, credo nelle persone, nella consolazione, nella mia devozione, in ogni azione pacifica: detesto l’astio che ramifica, la cassa che lo amplifica, canto il mio Magnificat come un pazzo a mare e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti. Se non rispondono al tuo appello, cammina solo, cammina solo.

 

Attorno a me, vedo più zombie di quanti mi apparirono giocando la prima volta a Resident Evil; la differenza sostanziale stava nel fatto che, nel buio della mia cameretta e nell’ingenuità della mia età, quelli del gioco mi facevano paura, gli zombie della quotidianità mi fanno invece molta pena.
Una vita, una sola, e costoro la spendono nell’anonimato fornito da una società sagacemente votata al conformismo: abbigliamento, abitudini, lessico, hobbyes, cultura, tutto piegato a quanto di più scialbo sanno vedere i miei occhi.

Stamattina non vado a lavoro… chiamiamole ferie, chiamiamoli cavilli contrattuali, chiamiamola una buona occasione per scrivere ancora sul blog, fate vobis.
Cammino lungo il balcone antistante la cucina, vorrei guardare in alto o davanti a me, dove si arroccano le colline e il paesaggio sorride, ma non ci riesco: troppa è la tentazione di guardare in basso.
Così osservo, come farebbe un compratore dinnanzi a una vetrina di un negozio di animali, cosa mi possa oggi offrire il bestiario quotidiano: ragazzini che si trascinano faticosamente, trattenuti da pantaloni troppo bassi da permettere il movimento, cellulari che squillano simulando strani frase dette da fantomatici animaletti visti il giorno prima in tv, lavoratori di corsa, freneticamente lanciati verso il bus che li porterà più vicini al loro strazio quotidiano, mentre la loro mente vaga pensando a cosa faranno davanti al pc quando torneranno a casa la sera, oppure fantasticano su vite meravigliose che vorrebbero provare ma nelle quali non hanno mai creduto veramente.
Passano i secondi, poi i minuti, infine le ore. Iniziano a vedersi le donne, madri di famiglia, sempre più facilmente confondibili con le loro figlie; vestiti griffati, scollature vertiginose che tradiscono la pelle d’oca, frutto di temperature tutt’altro che miti, pendenti e gioielli che trasudano femminilità, innalzando al cielo lo spirito consumistico di queste simpatiche appartenenti al genere palmipede.
Oche, ma rapaci animali, in cerca di sguardi, cibandosi di testosterone così come io tra poco mi ciberò di pennette al ragù, assorte in questa caccia senza vittime, che terminerà con l’approssimarsi del ritorno a casa dei figli.
E io sto sempre qui, a rischiare una polmonite sul balconcino, mentre da osservatore divento osservato, soggetto dell’attenzione di vicini che mi vedono per la prima volta, chiedendomi chi io sia, cosa faccio nella vita e, chissà, se io sia o meno un criminale, o forse anche un terrorista… d’altra parte ho barba, orecchini, capelli lunghi… l’identikit perfetto del genocida, secondo alcuni.
Bene, è ora di preparare il pranzo e ho scritto fin troppo, senza sapere poi nemmeno di cosa, come sempre.

Un saluto a chiunque ha avuto la voglia di leggere fino in fondo, segno che anche voi, come me, non sapete come impiegare a meglio il tempo. A voi dedico il video “cammina solo” di Caparezza (era suo il testo che avete letto in alto). Ciao.

Una sera d’estate…

Posted in Uncategorized on 21 Luglio, 2008 by Alessandro Dauria

Potrei volare,potrei raggiungere mete ambite, sogni che mi sorridono, illudendomi, a così pochi passi dal cuore e a così tanti chilometri dalla mente.

Potrei rivedere il sorriso di quei bambini che illuminano la mia coscenza, che guidano i miei passi, che danno un significato dolce e vero alla parola “zio”.

Potrei seguire un sogno, fatto di ambizioni, talento, presunzione, potrei rincorrere chi rincorre un pallone, potrei scrivere ed essere letto da tanti, invece che mendicare attenzioni da pochi, ma buoni, certo…

Potrei dare una svolta a tutto, prendere per mano chi amo e portarlo con me, in un mondo migliore che io ho nella testa e so che esiste, anche se solo nel buio della stanza che abito, nella luce di un sogno.

Potrei scatenare muscoli e nervi, fasci d’argento muoversi all’unisono, bramosi di vendetta, sognanti una libertà da tempo negata e che sanno di meritare…

Potrei dare via libera alle speranze e salire su un aereo, ignorando la meta e l’utilità di pianificare alcunché, tanto per dimostrare che si può vivere anche così, forse sottovoce, forse senza applausi, ma certamente senza rimpianti.

Potrei, potrei, potrei… forse sì, ma ho scelto un’altra strada, una strada ardua e complicata, la strada della coerenza, la strada della coscenza, la strada della maturità, pur aborrando tali termini e il loro significato, sapendo, sotto sotto, che la monetina, lanciata in cerca di un messaggio, mi ha forse solo tratto in inganno.

Comunque vada sarà un successo… e comunque vada, so di saper mentire bene.

Inizia la svendita degli inchiostri…

Posted in Uncategorized con i tag , , , on 16 Maggio, 2008 by Alessandro Dauria

Immaginate per un attimo una sala, piena zeppa di parole e colori, tutti pronti a essere ammirati, valutati e, chissà, magari trafugati per il gusto bambinesco di possesso, di un visitatore interessato. Ecco, questo blog è la sala di cui sopra, i miei testi sono quegli inchiostri, talvolta scelti per il colore, magari sfavillante, altre volte tinti delle cromature tetre che un argomento doloroso richiede, ma sempre in svendita, come capita quando il proprietario del locale è troppo stanco per continuare la sua attività, oppure quando, come in questo caso, i prodotti non sono poi così sfarzosi e importanti. Io scrivo, sempre, comunque, senza mai un vero motivo, se non quello che ne ho assoluto bisogno, per motivi che ignoro e che, francamente, non mi interessa assolutamente conoscere. Scriverò di calcio – magari postando qualche mio articolo scritto per Tuttomercatoweb o Mondopallone – così come scriverò di politica, un’altra mia passione, vissuta con la serietà di chi l’ha conosciuta da vicino e, come capita per tutte le potenziali infezioni mortali, la evita. Scriverò di viaggi, altra mia passione, così come di giochi on-line, altro mio piccolo svago, indispensabile quando il sole non vuole saperne di tramontare o le notti sono troppo lunghe. Potrei scrivere fondamentalmente di tutto e niente, spero solo che qualcuno trovi la lettura interessante, altrimenti… beh, io continuerò imperterrito a scrivere, poco male, non ho mai provato l’ebrezza dell’altrui acclamazione e forse mai la proverò. Commentate quello che volete, quanto volete, non sentitevi mai in condizione di dover trovare una forma erudita o aulica per farlo, a volte due parole dette male e senza giri di parole, rendono più di un intero epitaffio in lingua d’oil. La svendita inizia così, tanta merce e forse nessuna fila, ma io sarò già pronto al banco, se lo vorrete…